PMI ITALIANE  :  OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO NELL’ECONOMIA REALE  DELLA  FINANZA ISLAMICA

Analisi delle caratteristiche dimensionali delle Pmi Italiane: le PMI Italiane sono in totale 3,8 milioni con 12 milioni di occupati (dati 2011), ed è distinto in tre classi di dimensionamento, formato da microimprese, piccole imprese e medie imprese, classificazione elaborata in base al numero degli addetti, fatturato e totale attività dello Stato Patrimoniale. Solo il 10% delle piccole e medie imprese italiane operano nel settore manifatturiero, ma mantengono una forte  posizione dominante con un dipendente su quattro che ci lavora, rispetto alla media UE di uno su cinque. Quasi un terzo del valore aggiunto è generato dalla piccola e media impresa, rispetto a un quinto nell’UE. C’è da dire però che, l’incidenza delle microimprese ovvero quelle con fatturato inferiore a 2 milioni di euro e numero di addetti non oltre 10, rappresentano il 94,6% sul totale delle piccole e medie imprese e contribuiscono maggiormente all’occupazione e al valore aggiunto che negli altri Paesi della Comunità Europea, circa la metà dell’occupazione totale e un terzo del valore aggiunto.  Le Pmi Italiane, in generale si caratterizzano per un forte know-how in tutti i settori manifatturieri ed anche in quelli ad alta tecnologia,  anche se le microimprese  si concentrano su un livello tecnologico medio-basso e su servizi  a minore intensità  di conoscenza.  Nell’Unione Europea, nel periodo 2008-2013, le Grandi Imprese, hanno gestito meglio la congiuntura economica e finanziaria, tornando a livelli precedenti pre-crisi, registrando un modesto calo solo del numero dei dipendenti. Le piccole e medie imprese, invece, penalizzate dalla loro dimensione, hanno avuto un impatto estremamente negativo in termini di diminuzione del numero degli occupati, fatturato e di valore aggiunto.

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Il mercato Islamico e la certificazione Halal: l’Italia potrebbero ambire a diventare il Paese leader nelle esportazioni verso i nuovi mercati emergenti come quello Islamico, formato da 57 Stati Islamici dell’Organization for Islamic Cooperation (Oic), dove possono essere esportati solo prodotti certificati HQS (Halal Quality System), che interessano i seguenti settori: agroalimentare,  cosmesi, cura del corpo e igiene personale, chimico, farmaceutico, sanità, ristorazione, catering, alberghiero, ricettivo, mobilità e della logistica del territorio, finanziario ed assicurativo. Il mercato Islamico, fondato sull’economia reale e finanziato dalla finanza islamica,  cresce del 15% ogni anno e coinvolge circa due miliardi di mussulmani nel mondo, il valore viene stimato in 15-16 miliardi di dollari l’anno. I principali Stati ed  aree Islamiche interessati dalle esportazioni sono,  Malesia, Indonesia e Sud-Est asiatico, ma anche Usa e Europa dove ci sono molti musulmani. Da non sottovalutare le opportunità del mercato Islamico in Italia che, con i suoi cinque milioni di mussulmani, vede crescere il giro d’affari riconducibili ai prodotti certificati Halal. E poi, una fetta di mercato in continua espansione interessa i consumatori non mussulmani, che comprano questi prodotti, perché hanno compreso come il prodotto certificato Halal equivalga a maggiori controlli e qualità.

Crescita dimensionale e rete d’impresa: la piccola impresa deve prima avviare progetti di cambiamento orientati a programmi di crescita dimensionale, raggiungibili attraverso la buona pratica delle reti di imprese. Inoltre sarà necessario,  lavorare su progetti di sviluppo della comunicazione digitale come l’e-commerce, il web marketing e social network.

Finanza islamica e mini bond  per finanziare la crescita e l’internazionalizzazione  delle Pmi Italiane: la crescita dimensionale ed i processi di internazionalizzazione, richiedono investimenti in capitale di rischio ma anche fonti di finanziamento di terzi e la Finanza Islamica potrebbe rappresentare una risorsa importante per finanziare le imprese ed avere un ruolo fondamentale se l’Italia adeguasse il Testo Unico Bancario alla Shari’ah. I nuovi strumenti finanziari in vigore in Italia dal 2012, come i mini bond, assistiti anche dal fondo di garanza,  a maggior tutela degli investitori, creati per finanziare i nuovi progetti di sviluppo delle Pmi, diversificando dalle fonti di finanziamento alternative a quelle del classico canale bancario che ha un funding-gap (differenza negativa tra raccolta e impieghi) di 200 miliardi di euro. Se consideriamo che le piccole imprese italiane dipendono dal fabbisogno bancario per una cifra doppia rispetto ai concorrenti del Nord Europa, possiamo comprendere quando sia necessaria per loro, una fonte di finanziamento come quella della Finanza Islamica,  alternativa al classico canale bancario che non sempre impiega i capitali per progetti destinati all’economia reale. Le emissioni di mini bond, il 5% sono state destinate all’internazionalizzazione su un totale complessivo di 63 mini bond emessi pari a 635 milioni di euro. I fondi destinati ai mini bond sono invece 29, con una raccolta Target stimata di 5.450 milioni di euro, (fonte osservatorio mini bond Politecnico di Milano). Per rafforzare la dotazione dei Fondi, sarebbe necessario favorire l’introduzione dei Fondi Islamici per finanziare i mini bond. I processi di crescita dimensionale, le operazioni di finanza strutturata e la certificazione Halal, sono i principali strumenti operativi di cui le piccole e medie imprese  dovranno sapersi dotare per esportare con successo verso il mercato Islamico.

Gianni Gregoris

È un consulente aziendale delle Pmi , Manager di rete di imprese, per assisterle nei processi di crescita, internazionalizzazione, finanza strutturata, web marketing e social network. Per la Sua attività si avvale di una rete di collaboratori e partnreship con studi legali internazionali, studi di fiscalità internazionale,  istituti bancari nazionali ed esteri, associazioni nazionali.

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Alim Journal Issue 08